violazione alla "libertà di religione degli alunni". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Immediata la replica della Lega Nord. "La Corte europea dei diritti dell'uomo, con questa sentenza, ha calpestato i nostri diritti, la nostra cultura, la nostra storia, le nostre tradizioni e i nostri valori". Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord. "In ogni caso - garantisce Calderoli - i crocifissi da noi resteranno sulle pareti delle nostre scuole, dove sono sempre stati, così come continueremo ad avere i presepi o a festeggiare il Natale, perché siamo orgogliosi di questi nostri simboli e del loro significato e perché fanno parte di ognuno di noi". Sulla stessa linea il collega ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia: "In attesa di conoscere le motivazioni attraverso le quali la Corte di Strasburgo ha deciso che i crocefissi offenderebbero la sensibilita' dei non cristiani, non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica".Per il vice-presidente Rosi Mauro, "Se l'Europa considera il simbolo per eccellenza della propria storia e della propria tradizione un simbolo discriminatorio o irrispettoso, significa che l'Europa vuole discriminare e mancare di rispetto proprio a se stessa"."E' inaccettabile la sentenza della corte europea dei diritti dell'uomo. A casa nostra nessuno puo' imporci regole che sono contro la nostra storia e la nostra cultura nemmeno quegli organismi europei che dimostrano di essere sempre piu' distanti dal credo e dalla volonta' dei nostri popoli", incalza il capogruppo al Senato Federico Bricolo.Mentre il presidente dei deputati leghisti, Roberto Cota, commenta: "'Francamente non ne capisco nemmeno le motivazioni giuridiche -aggiunge- perche' si vuole imporre un modello di societa' a tavolino senza identita' e senza valori. Poi non ci si lamenti se certe istituzioni europee sono percepite fuori dalla realtà".
mercoledì 4 novembre 2009
LA LEGA DIFENDE I VALORI CRISTIANI
violazione alla "libertà di religione degli alunni". Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Immediata la replica della Lega Nord. "La Corte europea dei diritti dell'uomo, con questa sentenza, ha calpestato i nostri diritti, la nostra cultura, la nostra storia, le nostre tradizioni e i nostri valori". Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord. "In ogni caso - garantisce Calderoli - i crocifissi da noi resteranno sulle pareti delle nostre scuole, dove sono sempre stati, così come continueremo ad avere i presepi o a festeggiare il Natale, perché siamo orgogliosi di questi nostri simboli e del loro significato e perché fanno parte di ognuno di noi". Sulla stessa linea il collega ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia: "In attesa di conoscere le motivazioni attraverso le quali la Corte di Strasburgo ha deciso che i crocefissi offenderebbero la sensibilita' dei non cristiani, non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica".Per il vice-presidente Rosi Mauro, "Se l'Europa considera il simbolo per eccellenza della propria storia e della propria tradizione un simbolo discriminatorio o irrispettoso, significa che l'Europa vuole discriminare e mancare di rispetto proprio a se stessa"."E' inaccettabile la sentenza della corte europea dei diritti dell'uomo. A casa nostra nessuno puo' imporci regole che sono contro la nostra storia e la nostra cultura nemmeno quegli organismi europei che dimostrano di essere sempre piu' distanti dal credo e dalla volonta' dei nostri popoli", incalza il capogruppo al Senato Federico Bricolo.Mentre il presidente dei deputati leghisti, Roberto Cota, commenta: "'Francamente non ne capisco nemmeno le motivazioni giuridiche -aggiunge- perche' si vuole imporre un modello di societa' a tavolino senza identita' e senza valori. Poi non ci si lamenti se certe istituzioni europee sono percepite fuori dalla realtà".
mercoledì 28 ottobre 2009
CARBURANTI:PREZZI ALLE STELLE
e sulle attivita' di queste aziende e contestualmente invitiamo l'ad di Eni, Scaroni, a dare il via al ribasso dei prezzi dal momento che tutte le compagnie si marcano a uomo". Dal presidente della Commissione Straordinaria di controllo sui prezzi e le tariffe del Senato ed esponente della Lega Nord, Sergio Divina, arriva una forte critica alla politica delle compagnie petrolifere che aumentano i prezzi alla pompa pur restando il greggio sotto i 79 dollari al barile. Da qui un appello alle compagnie italiane: "Diano il massimo per contenere queste impennate dei prezzi del combustibile. Noi capiamo il problema di tutte le categorie, pero' oggettivamente e' difficile comprendere le dinamiche del prezzo della benzina pur capendo che alla base vi e' un cartello per cui il prezzo stesso all' origine non e' condizionabile se non dai pochi produttori". Ma, secondo il senatore Divina "i costi intermedi di trasporto, raffinazione e distribuzione dovrebbero pero' rimanere costanti e non aumentare in modo non giustificabile. Almeno che la prima compagnia italiana mantenga un atteggiamento sobrio che poi inevitabilmente condizionera' al ribasso le altre compagnie petrolifere".
IMMIGRAZIONE
umanitaria rifiutata da Malta e anche dalla Libia. Tutto cio' e' assolutamente inaccettabile e l'Europa deve prendere atto dell' atteggiamento ancora una volta provocatorio e menefreghista delle autorità di La Valletta''. La senatrice Angela Maraventano condanna il rifiuto da parte sia delle autorita' maltesi sia di quelle libiche che non sono intervenute in soccorso del barcone con 200 migranti, nonostante la richiesta avanzata dal Comando generale delle Capitanerie di Porto. ''Ora e' il nostro paese che sta evitando un'altra ecatombe - aggiunge la senatrice di Lampedusa - e cio' che fa piu' rabbia e' la presenza di un pattugliature maltese che fino ad ora si e' pero' limitato a monitorare la situazione senza intervenire, in attesa che il barcone entrasse nelle acque di competenza italiana. Chiedo al ministro Frattini di intervenire nelle sedi opportune affinche' Malta rispetti gli accordi e perche' ora un'altra tragedia si sta evitando solo grazie al nostro senso di umanità''.
venerdì 23 ottobre 2009
MAFIA:LA SCONFIGGIAMO CON LA GENTE
segretario della commissione Antimafia, Gianpaolo Vallardi, che critica le dichiarazioni rese al Corriere della Sera dal presidente dell' Antimafia secondo il quale il federalismo estenddera' l'infesione mafiosa. Appunto il federalismo, secondo Vallardi, contribuira' a cambiare questa situazione coinvolgendo ''i cittadini a 360 gradi che e' appunto il principio fondamentale di questa grande riforma fiscale. Forse e' Pisanu che non ha capito che partendo da queste punti inderogabili che la Mafia la si combatte con il coinvolgimento dal basso della gente. Non si puo' pensare di combattere le mafie con il potere centrale, sono 70 anni che ci si prova, neanche Mussolini con il prefetto Mori''. Vallardi spiega il grande lavoro del ministro Maroni: ''mi sembra che i risultati si vedono ogni giorno, quindi quelle di Pisanu sono questioni di lana caprina. IL federalismo sensibilizzera' la gente coinvolgendola per tutto cio' che succede sul proprio territorio. Il potere piu' forte che da sempre ha cambiato la storia - conclude il sen. Vallardi - e' il potere della democrazia dei cittadini e se questi decidono di non volere piu' la mafia, insieme allo Stato, allora si che la si puo' sconfiggere definitivamente''.
giovedì 22 ottobre 2009
URGE INDAGINE CONOSCITIVA SU MOSCHEE
in moschee e madrasse prima di discutere di leggi" come quella sulla cittadinanza, sul diritto di voto agli immigrati, sulla costruzione delle moschee e sull'insegnamento della religione islamica a scuola. Questa la richiesta della Lega, annunciata per voce del capogruppo alla Camera, Roberto Cota, che è intervenuto alla presentazione del libro "Ai cani la carne degli infedeli" di Roberto Fiorentini. Presentazione che si è tenuta oggi pomeriggio nella sala del Mappamondo alla Camera e a cui ha partecipato anche il presidente della commissione Attività produttive, Andrea Gibelli. "Dobbiamo fare -ha aggiunto Cota- una riflessione vera sullo stato dell’arte dell’integrazione in Italia. Integrazione è un termine di cui si abusa. Per noi l’integrazione si ha quando un soggetto che si trova nel nostro territorio accetta gli usi e i costumi del nostro territorio e dimostra di accettare e rispettare le nostre leggi".
martedì 20 ottobre 2009
VOTO AGLI STRANIERI
dalle esigenze reali del Paese.” Lo afferma il vicepresidente vicario dei deputati della Lega Nord alla Camera, Luciano Dussin, in merito alla proposta di legge, presentata dagli onorevoli Veltroni, Perina, Rao, Leoluca Orlando e Salvatore Vassallo, che riconosce il diritto di voto per le elezioni amministrative ai cittadini extracomunitari. “L’unica nota positiva di questa proposta, così come di quelle sulla cittadinanza facile agli stranieri e sull’ora di religione islamica nelle scuole – continua Luciano Dussin - riguarda il fatto che consentirà ai cittadini elettori di valutare la qualità del lavoro di chi dovrebbe rappresentarli. La Lega Nord - conclude - non si presterà a giocare partite truccate come queste, perchè rispettosa da sempre dei programmi elettorali che ha sottoscritto con il proprio elettorato.”
lunedì 19 ottobre 2009
ISLAMISMO A SCUOLA? MAI!
permetteremo mai: noi le nostre radici cristiane le difenderemo fino in fondo. Urso, uno dei leader di An, ha voluto il posto come viceministro allo sviluppo economico e quindi pensi a lavorare nel suo ministero, che di cose da fare a sostegno dei nostri imprenditori e lavoratori ce ne sono tante e la smetta di proporre le stesse cose di D´Alema e della sinistra". Lo dichiara Federico Bricolo, presidente della Lega Nord al Senato in relazione alla proposta avanzata dall'esponente Pdl Adolfo Urso di istituire un'ora di religione islamica nelle scuole italiane. Della stessa opinione il numero uno del Carroccio a Montecitorio, Roberto Cota: "La proposta dell’ora di religione islamica a scuola è assurda. Noi dobbiamo difendere la nostra identità, non cancellarla. Quella di avere una società multietnica a tutti i costi è un’idea della sinistra e non è compatibile con gli impegni presi con la nostra gente. Bisognerebbe smetterla con le provocazioni". Il deputato Raffaele Volpi, aggiunge: "C’è chi mira a smantellare la nostra identità e noi non lo possiamo accettare. Se riunire i cosiddetti pensatoi produce queste belle idee, forse allora sarebbe meglio che durante i fine settimana si dedicassero ad altre attività".
venerdì 16 ottobre 2009
TUTELA DEI NOSTRI PRODOTTI: LEGGE ENTRO L'ANNO
italiano.” Lo ha detto il vicepresidente dei deputati della Lega Nord Marco Reguzzoni, dopo che oggi il Governo, in Commissione Attività produttive della Camera, ha dato il via libera alla proposta di legge Reguzzoni-Versace sul tessile che reca disposizioni per la tutela e la commercializzazione di prodotti italiani. “In considerazione delle problematiche emerse in ambito comunitario sulla etichettatura tutta italiana dei prodotti, che il viceministro Urso ci ha esposto in Commissione, – continua Reguzzoni – siamo convinti che anche in sede europea la nostra proposta possa rappresentare un utile elemento di confronto. Il governo ne condivide il contenuto e pertanto auspichiamo che entro la fine dell’anno si possa arrivare all’approvazione del provvedimento alla Camera.” Sulla proposta di legge Reguzzoni-Versace – conclude la nota – martedi prossimo la Commissione Attività produttive della Camera nominerà il comitato ristretto e sempre la prossima settima la Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari dovrebbe deliberare l’urgenza del provvedimento per consentirne un iter rapido.
lunedì 12 ottobre 2009
SCUOLA,I DOCENTI DEL NORD NON SARANNO PIU' SCAVALCATI
inseriti, e' una battaglia della Lega Nord, perche' sono principalmente del Nord le vittime del meccanismo innescato dalle sentenze del Tar che mette fuori gioco i nostri insegnanti". Lo dice il senatore Mario Pittoni, capogruppo della Lega Nord in commissione Istruzione del Senato, che ha accolto con soddisfazione l'annuncio ufficiale da parte del ministro Mariastella Gelmini della presentazione dell'emendamento risolutivo concordato in via riservata. Pittoni ricorda che "avevamo segnalato al ministero dell'Istruzione l'urgenza di un emendamento che superasse queste sentenze per quanto riguarda le graduatorie dei docenti precari, ottenendo proprio la settimana scorsa assicurazione che il provvedimento verra' presentato con urgenza". "Sono una valanga- segnala l'esponente del Carroccio- i ricorsi presentati al Tar del Lazio, tendenti a ottenere l'inserimento a 'pettine', anziche' in coda alle graduatorie, dei precari della scuola. Trovando un qualche cavillo formale nei decreti ministeriali attuativi, gli avvocati sono riusciti a ottenere dei provvedimenti di sospensiva dal Tar, in base ai quali, in attesa del giudizio di merito i ricorrenti hanno la possibilita' di inserirsi immediatamente 'a pettine'". "Dato che i ricorsi possono essere collettivi- conclude Pittoni- basta una cifra modesta per la singola persona (qualche volta 100, altre volte 300 euro) per raccogliere, di fronte alla prospettiva di un?immissione in ruolo o di almeno una supplenza annuale, migliaia di precari che sperano di sbarcare nelle graduatorie del Nord, scavalcando chi attende pazientemente un posto di lavoro nelle graduatorie in cui e' legittimamente inserito da tempo".
mercoledì 7 ottobre 2009
ILLEGALE IL VELO ISLAMICO
motivi religiosi che impediscono, in luoghi non strettamente privati, di identificare una persona. La Lega Nord ha presentato una proposta di legge che modifica la norma 152 del 22 maggio 1975 in materia di indentificabilità delle persone. Il Carroccio mette mano solo al primo articolo del testo vigente, ma il cambiamento e' sostanziale. Se prima era vietato "l'uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo" ora si aggiunge che e' vietato l'uso di "ogni mezzo che non renda visibile l'intero volto, in luogo pubblico o aperto al pubblico, inclusi gli indumenti indossati in ragione della propria affiliazione religiosa". Scompaiono i giustificati motivi. Con la nuova specifica, anche chi indossera' il burqa, esattamente come chi indossa gia' oggi un casco o un passamontagna in contesti non idenei, rischiera' l'arresto o multe salate. Per la Lega, come ha spiegato il capogruppo alla Camera, Roberto Cota, "la modifica della normativa esistente e' necessaria: bisogna fare chiarezza sul fatto che tutti devono avere gli stessi diritti".
venerdì 2 ottobre 2009
IL PROBLEMA DEL SUD: POLITICI INCOMPETENTI
0 anni; esiste un problema che e' quello dei politici incompetenti che hanno sperperato per anni denaro pubblico per opere che non hanno mai visto la parola fine". Cosi' il senatore della Lega Nord, Gianvittore Vaccari, della commissione Bilancio del Senato, commenta oggi il dibattito sul Fas, Fondo per le aree sottoutilizzate. "Purtroppo - aggiunge - e' cronaca di questi giorni di ospedali nuovi andare a pezzi appena aperti; scuole costruite su rifiuti tossici come a Crotone e navi affondate dalla malavita organizzata piene di rifiuti altamente pericolosi per non parlare di abusi edilizi enormi. E ancora c'e' chi, come il Pd l'Idv con i loro rappresentanti del meridione criticano il governo e la Lega. Ma questi fondi sono frutto della ricchezza prodotta al Nord e quindi abbiamo piu' titolo a parlare come pure ad aprire, chiudere e restringere la borsa ed i cordoni in base ai meriti. I cittadini del meridione sono splendidi; ne conosco molti ed ho molti amici come pure tante imprese e lavoratori meriterebbero di essere rappresentati da politici con eguali e positivi valori. Prima cio' arrivera' - sottolinea Vaccari - prima la questione meridionale sara' risolta".
martedì 29 settembre 2009
IL CANONE RAI VA ABOLITO. E' UNA TASSA INIQUA E INGIUSTA
Questo lo scopo dell’ordine del giorno presentato oggi dal deputato leghista Davide Caparini, segretario di Presidenza in commissione Vigilanza Rai, durante la discussone generale in Aula alla Camera dei deputati sul decreto legge correttivo al pacchetto di misure anti-crisi. "Si tratta - ha affermato Caparini - di una tassa che non ha più motivo di esistere per diverse ragioni: prima di tutto è antiquata, perchè istituita nel 1938, quando ancora non era nata la Televisione. Inoltre è iniqua e profondamente ingiusta, sia territorialmente che socialmente. Territorialmente perchè, mentre nel nord del Paese il mancato pagamento di questa imposta si attesta al 5%, nel Meridione ha un’evasione del 30% con alcuni comuni che vanno oltre il 90%. E’ iniqua socialmente in quanto colpisce tutte le fasce di reddito. Con l’ingresso di nuovi editori e l’apporto delle moderne tecnologie - ha sottolineato l’esponente del Carroccio - come Dtt, Ddt, DVbh, Tv satellitare, Adsl, Wi-Fi e cavo e analogico, il mercato radiotelevisivo è profondamente cambiato, rendendo il canone un balzello ulteriormente privo di senso".
martedì 15 settembre 2009
BOSSI:;LA PADANIA SARA' LIBERA!!
della Lega Nord Umberto Bossi nel suo intervento alla festa dei popoli Padani oggi a Venezia. "La libertà - ha precisato - è un diritto, che va rivendicato in tutti i modi. Non andremo in “pensione” finché non arriveremo alla libertà". Bossi ha parlato sotto un grande striscione appeso sul palco galleggiante con lo slogan "soffia il vento della libertà". Uno dei tanti sfondi evocativi di questa grande manifestazione, nel corso della quale il ministro delle Riforme è tornato sui temi della più stringente attualità politica. A partire dall’agenda del governo. Rimarcata l'importanza dell'alleanza con Berlusconi e il Pdl. "Da soli si arriva prima - ha detto Bossi - ma alleati si va più lontano. E se il gruppo è fatto dalla Lega e dal Berlusconi, è come essere sulle spalle di due giganti: vedi più lontano. Noi però abbiamo un progetto più complesso del federalismo, vogliamo un cambiamento epocale, non ci accontentiamo del federalismo". Tra gli applausi della folla, che viene stimata in oltre ottantamila presenze circa, Bossi ha quindi presentato il trailer del film "Barbarossa" di Renzo Martinelli che uscirà il prossimo ottobre e racconterà le gesta di Alberto da Giussano contro l'imperatore Barbarossa. E soprattutto il segretario federale ha rilanciato la grande catena umana sul Po, come nel 1996, che questa volta sarà dedicata a rappresentare l’opposizione della gente del Nord all’immigrazione clandestina.
mercoledì 9 settembre 2009
MIKE, UN SIMBOLO DELLA RAI A MILANO
Anche la Lega Nord, con le parole del segretario in commissione Vigilanza Rai, Davide Caparini, si unisce al cordoglio per la notizia della morte di Mike Bongiorno: "Era il padre della televisione moderna - afferma Caparini -, il simbolo della Rai a Milano. Mike Bongiorno rimarra' per sempre un punto di riferimento per l'intero mondo della comunicazione; un professionista che ha fatto scuola, un pioniere che con la sua lungimiranza e originalita' ha costruito un modo intelligente di fare televisione. La notizia della sua scomparsa ci colpisce davvero profondamente".
giovedì 13 agosto 2009
LA PADANIA TRA VENETO E ITALIANO
questa "apertura" di prima pagina è sormontata dalla scritta "direttore Umberto Bossi". Si sta parlando del quotidiano del Carroccio, laPadania, oggi in edicola con una doppia prima pagina: in dialetto veneto (o lingua, secondo i punti di vista) e in italiano. Si è così dato seguito alle intenzioni tante volte manifestate dal leader del Carroccio, e riprese l’altro giorno dal ministro veneto dell’Agricoltura, Luca Zaia, di valorizzare il dialetto nell’informazione televisiva pubblica e nelle scuole. Numero speciale del quotidiano Nelle edicola di oggi colpo a sorpresa ma di grande effetto mediatico della Padania. Almeno per i lettori della "Voce del Nord" diretta dal Senatùr. "A Cgil siopara contro el nord", titola a tutta pagina il quotidiano della Lega in dialetto, - anzi, in lingua - veneta. Il che in italiano, suona, più o meno, come "La Cgil sciopera contro il nord". Ad ogni buon conto, per ovviare all’ovvio smarrimento di lettori non proprio a loro agio con l’argot del Nord-est, la Padania al suo interno riporta anche una più accessibile "traduzione" in italiano.
La mossa politico-culturale L’edizione bilingue del quotidiano è chiara
mente una mossa politico-culturale a supporto della richiesta leghista di valorizzare culture e tradizioni locali, dai dialetti/lingue, alle bandiere regionali. Richiesta ribadita, tra mille polemiche, anche dall’uscita del ministro delle Politiche agricole e forestali Luca Zaia che nei giorni scorsi aveva chiesto alla Rai fiction in dialetto con sottotitoli in italiano per "promuovere la cultura regionale". In poche parole, come scrive in prima pagina la Padania bilingue, "Lengue e dialeti xe el futuro dei zóveni". Traduzione per i non padano-veneti: "Lingue e dialetti, il futuro dei giovani".
mercoledì 12 agosto 2009
mercoledì 15 luglio 2009
CASTELLI:
Il vice ministro leghista:
«Ascoltare attori che lo parlano in ogni contesto
geografico E' INSOPPORTABILE»
MILANO- Basta con attori che parlano solo in stile romanesco e italioto: questa la provocazione lanciata dal vice ministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, a margine della cer
imonia d'inaugurazione del Polo della Cinematografia Lombarda, ricavato nell'ex manifattura Tabacchi. «Che sia un bergamasco, che sia un altoatesino o un tedesco - spiega Castelli riferendosi alle produzioni cinematografiche e televisive -, comunque parlano tutti in romanesco. È una cosa insopportabile. Dà fastidio, non tanto per una questione localistica o campanilistica, ma è chiaro - precisa - che il linguaggio è parte essenziale dei personaggi». Il nuovo Polo della Cinematografia è stato salutato dagli esponenti del Carroccio presenti. Il leader della Lega Umberto Bossi ha parlato di una «nuova Hollywood» e ha spiegato che il polo consentirà la realizzazione di film che parlano della Padania e della sua storia. L'ESEMPIO DELLA FICTION SU PAPA GIOVANNI XXII - nel suo attacco al romanesco Castelli ha fatto l'esempio della fiction su Papa Giovanni XXIII «che era un bergamasco verace»: «Sentirlo parlare con accento romanesco - ribadisce Castelli - è sbagliato storicamente. Dà astidio da un punto di vista culturale». Per questo, secondo il vice ministro, «con l'apertura del polo cinematografico lombardo si pongono le premesse per fare un'azione culturale migliore. Quindi in ambientazioni a Milano si parli milanese».
LE REAZIONI - Le parole di Castelli hanno sollevato un vivace dibattito nel mondo politico ma anche in quello dello spettacolo. «Ancora una volta la Lega parla a vanvera su argomenti che non conosce» ha detto il capogruppo del Pd al Comune di Milano Pierfrancesco Majorino. «Il problema è fare bene il proprio mestiere, in dialetto o in lingua poco importa» è la replica di Flavio Insinna, showman romano, alle critiche di Castelli. «Io penso che Roberto Castelli non ha alcun titolo per poter intervenire su una faccenda che non lo riguarda, non lo tocca e di cui non sa nulla» è la dura replica dell'attrice Monica Guerritore alle parole dell vice ministro leghista. «Se ci fosse una fiction ambientata a Milano che riesce a rappresentare l'Italia meglio dei Cesaroni va benissimo...» ha commentato ironico il responsabile Ambiente del Pd, Ermete Realacci, originario del frusinate. Per Giuseppe Giulietti, portavoce dell'associazione Articolo21, «il problema è reintegrare il Fus (Fondo unico dello spettacolo) non la la lingua o il dialetto che parlano gli attori». Sulla stessa linea anche Luca Barbareschi, attore e deputato del Pdl,. secondo il quale «prima di questo, sarebbe bene occuparsi della riforma dello spettacolo, di fare una legge per la reintegrazione del Fus e trovare regole affinchè l'Italia possa far fronte alla invasione degli stranieri, che stanno conquistando quote di mercato italiano grazie a investimenti ingenti». Castelli non ha tutti i tori invece secondo Gabriella Carlucci. «Forse ha ragione chi dice che lo spettacolo è "romanocentrico", allora occorre mettere in condizione chi ha progetti validi di realizzarli e questo si può fare attraverso le agevolazioni fiscali» spiega la deputata del Pdl.
BOSSI RILANCIA LA "HOLLYWOOD PADANA"
MILANO — Una delle reliquie è un furgoncino ristrutturato. L’hanno messo prima dell’ingresso. Su una fiancata c’è la scritta dell’antico proprietario, l’istituto Luce; sopra il parabrezza c’è un’altra scritta,
«presidenza del Consiglio ». Roberto Formigoni si fa fotografare lì vicino. Il presidente della Regione è qui all’inaugurazione del Polo del cinema. Polo lombardo o padano: dipende. Per Umberto Bossi, «è la nostra Hollywood». Formigoni rimarca che «abbiamo finanziato nella quasi totalità i quasi nove milioni » per rifare la struttura. La struttura, in viale Fulvio Testi, periferia Nord, è l’ex Manifattura Tabacchi. C’era Letizia Moratti, arrivata in auto con Bossi e l’altro ministro Giulio Tremonti. Il sindaco ha annunciato che «Miracolo a Milano» sarà «digitalizzato» - Fatto rivivere («Seguiranno altre pellicole storiche»), aggiornandolo agli usi e mezzi di oggi. Tornando al Polo, la domanda è: potrà davvero sfidare Cinecittà? Come sarà diretto e gestito? Il Polo punta sì alla produzione di pellicole e a diventare fabbrica di film; per intanto, è diventato punto di convergenza e raccolta di scuole di cinema. Vero è, però, che, superata la prima palazzina, quella della facciata, l’area — la superficie, dicono dalla Regione, si sviluppa su 80 mila metri quadrati — è ancora cantiere aperto, e difatti, a cerimonia in corso, operai e muratori andavano avanti e indietro, con una certa solerzia. Insomma c’è da lavorare, eppure, dice il sindaco, c’è già la possibilità di farsi notare con la struttura e le risorse a disposizione: d’altronde «in tema di cinema e cultura vogliamo riconquistare un primato».
A scapito di Cinecittà? Nient’affatto, risponde Formigoni - «Ci sarà concorrenza, ma la concorrenza fa bene sempre». In viale Fulvio Testi si sono visti il ministro della Cultura Sandro Bondi, un timido Maurizio Nichetti, il regista, che ha resistito tre minuti al buffet, il viceministro Roberto Castelli, primo politico a presentarsi, peraltro con largo anticipo. Castelli s’è preso a cuore la seguente questione: «In tutte le fiction televisive tutti i protagonisti che siano bergamaschi, altoatesini o tedeschi comunque parlano in romanesco». Non le piace? «Ma no. È una cosa insopportabile». Di più: «Dà proprio fastidio». Tra le (numerose) repliche, segnaliamo quella dell’attrice Monica Guerritore: «Castelli non ha titolo per intervenire su una faccenda che non lo riguarda e di cui non sa nulla». Sarà naturalmente da sentire l’eventuale inflessione dialettale degli attori del film su Marco d’Aviano, il primo film che, ne è sicuro Bossi, sarà creato dal Polo cinematografico di Milano. «Lo faremo» giura Bossi. Marco d’Aviano era un frate cappuccino, al seguito delle truppe che, da lui caricate e incitate a dovere con il contributo di messe e preghiere, fermarono i turchi a Vienna. E salvarono così il Sacro romano impero. Il taglio del nastro (Infophoto)
martedì 14 luglio 2009
MILANO TORNA CAPITALE DEL CINEMA PER RACCONTARE LA STORIA PADANA
Un nuovo polo della cinematografia lombarda per poter raccontare la storia della Padania. E’ questo il progetto sostenuto, che si realizza oggi, di Umberto Bossi, ministro delle Riforme, presente all’inaugurazione della nuova struttura cinematografica di Milano. Un progetto a cui Bossi ha sempre creduto e che permetterà "di poter raccontare la nostra storia. Milano, la Lombardia e la Padania hanno una grande storia che è stata messa da parte dal cinema romano ma che ora siamo pronti a raccontare noi. Per Bossi, il progetto del nuovo polo cinematografico "è un’occasione per poter raccontare la nostra storia a tutto il mondo". Una struttura che ha richiesto, per la realizzazione, il lavoro di anni. "Bisogna crederci per avere le cose o averlo duro come dice la Lega", conclude Bossi.
lunedì 15 giugno 2009
PONTIDA:80.000 PERSONE CONSACRANO IL SUCCESSO DELLA LEGA
a spiegato il ministro delle Riforme - una cosa è certa, la Lega non si è venduta. La base è quella di sempre, vuole combattere. Non ci divide nessuno". Il leader della Lega è poi tornato sul presidente del Consiglio: "Berlusconi ha mantenuto la parola, ci ha dato i voti per il federalismo, l'unica possibilità per risolvere i problemi del Paese". Il Governo secondo Bossi "deve continuare a lavorare" e visto che "i nostri ministri sono stati bravi, abbiamo preso tanti voti e la nostra classe dirigente è preparata e determinata, siamo fondamentali per governare". Fra le sfide del prossimo futuro, le Regionali del 2010. "L'anno prossimo con Lombardia e Veneto abbiamo una grossa occasione - ha commentato il leader del carroccio che ha fatto riferimento anche al ballottaggio alla Provincia di Milano di domenica prossima - dobbiamo vincere perché i nostri lavoratori hanno bisogno di noi, delle infrastrutture. Per questo appoggiamo il candidato del Pdl, Guido Podestà (presente anche lui sulla piana bergamasca agghindato con un vistoso foulard verde), che deve avere uomini della Lega vicino a lui". Per quanto riguarda infine i prossimi obiettivi di Governo, la Lega rimane ferma sui respingimenti degli immigrati clandestini e l'avvio delle ronde per "aiutare le Forze dell'ordine a mantenere la sicurezza". Fra gli obiettivi, ha aggiunto ancora Bossi, ci sono anche le gabbie salariali. "Il nostro popolo - ha osservato - è il più laborioso e produttivo del mondo. Ma anche uno dei meno pagati. C'èqualcosa che non va e che deve essere rimesso a posto".
mercoledì 27 maggio 2009
sabato 23 maggio 2009
venerdì 15 maggio 2009
lunedì 11 maggio 2009
venerdì 8 maggio 2009
giovedì 30 aprile 2009
CON IL FEDERALISMO FISCALE, L'ITALIA VOLTA PAGINA
con 154 sì, 87 astenuti e 6 contrari. Clima di festa a Palazzo Madama per il partito di Umberto Bossi, presente in aula circondato dai ministri leghisti e molto applaudito, con tutti i senatori rigorosamente in cravatta verde mentre le senatrici sfoggiavano foulard o vistose spille verdeggianti. Tutti pronti a sventolare fazzoletti verdi al momento del sì. Oggi si parte, ma ci vorranno cinque anni o poco più per l’entrata a pieno regime delle nuove norme che ridisegnano la mappa dei meccanismi delle imposte nel nostro paese, senza perdere di vista però il principio della solidarietà con le autonomie locali più deboli.Il via libera alla riforma investe anche altri aspetti cruciali che interessano la maggioranza, andando oltre i contenuti stretti del ddl. È lo stesso presidente del Senato, Renato Schifani, a sottolineare prima di tutto come su questo provvedimento si sia riusciti a stabilire un «clima di confronto costruttivo tra maggioranza ed opposizione», che è elemento indispensabile per tutte le riforme di grande respiro e tanto più per un tema come quello del federalismo fiscale «che innoverà la politica degli amministratori e li coinvolgerà con un maggior senso di responsabilità nell’uso delle risorse». Un clima di collaborazione confermato dal sì dell’Italia dei Valori e dalla scelta del Pd che si è astenuto mentre l’Udc ha votato contro.Alla Lega, dice il ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli, «il merito di aver posto il tema del federalismo fiscale, che però oggi è non soltanto del Popolo delle Libertà e direi di tutto il Parlamento che ha risposto in soli sei mesi». Questo per Calderoli è soltanto «un primo passo» poi verranno le altre riforme.Obbiettivo primario del federalismo è quello di garantire piena autonomia di entrata e di spesa agli enti locali in modo da sostituire, seppure in modo graduale, il criterio della spesa storica con quello dei costi standard per tutti i servizi fondamentali del paese. Dunque il fisco diventerà «su misura» nel rispetto dei principi di capacità contributiva e progressività che sono scritti nella carta costituzionale. Resta fermo il principio di non aumentare la pressione fiscale e al suo fianco quello stabilito con la clausola di salvaguardia: la riforma non può causare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Che cosa cambia per le Regioni? Le funzioni fondamentali erogate (l’assistenza, la sanità e le spese amministrative che riguardano il comparto dell’istruzione) sono assicurate: attraverso il gettito tributario valutato ad aliquota e base imponibile uniformi; addizionale regionale Irpef; compartecipazione all’Iva; quote di fondo perequativo; Irap ma soltanto in via transitoria in vista di un superamento di questa imposta.Tra i punti più importanti anche l’istituzione di nove città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, per le quali si punta a cancellare le corrispondenti province. Norme ad hoc per Roma capitale: un nuovo ente che sostituirà il Comune. Il consiglio comunale diventa assemblea capitolina e si occuperà di valorizzare beni storici, artistici, ambientali e fluviali oltre che di edilizia pubblica e privata.Sarà una commissione Bicamerale, composta da 15 deputati e 15 senatori nominati dai presidenti dei due rami del Parlamento ad esprimere un parere sui decreti attuativi. Il governo è tenuto ad emanare al massimo in due anni i decreti attuativi il primo dei quali dovrà riguardare l’armonizzazione dei sistemi di calcolo dei bilanci pubblici.
IL FEDERALISMO FISCALE E' LEGGE
favorevoli sono stati 154, i contrari 6 e 87 gli astenuti. Grande soddisfazione nelle fila del Carroccio che, pur sottolineando l'importanza del dialogo, che ha portato all'approvazione del ddl dopo 6 mesi di dibattito in Parlamento, rivendica anche quella che e' una propria battaglia. "Questa battaglia - scandisce tra gli applausi il capogruppo Federico Bricolo - l'abbiamo iniziata da soli, con la stampa e i partiti della Prima Repubblica contro. L'abbiamo portata avanti fuori dai palazzi e col popolo. E' stata una battaglia dal basso e per questo ringraziamo i tanti militanti che da anni con le scritte, i manifesti, i gazebo, hanno continuato a portarla avanti". Sono gli stessi toni usati dal ministro dell'Interno Roberto Maroni ("E' un giorno storico"), e dal capogruppo alla Camera, Roberto Cota: "Non si torna piu' indietro, e' la fine del centralismo". Tutti i ministri della Lega sono in Aula al momento del si' finale e i senatori sventolano i fazzolettoni verdi con il simbolo del Carroccio. Poi Umberto Bossi si è riunito con i suoi per festeggiare.
sabato 28 marzo 2009
BERLUSCONI:"L'ITALIA SIAMO NOI". INTANTO LA LEGA SI PREPARA ACCOGLIERE I 400 MILA VOTI DEGLI SCONTENTI DEL PDL.
uta appena due settimane fa. Era un programma politico. Il programma del Pdl. Un partito che nasce e che punta a rappresentare la gran parte degli italiani. Il Cavaliere apre il primo congresso della nuova formazione politica alla nuova Fiera di Roma e parla direttamente agli italiani, all'Italia profonda, all'Italia cattolica e laica, all'essenza stessa del Paese. Una scaletta curata nei minimi dettagli. Dai cambi delle luci in sala, ai posti delle prime file assegnati da giorni. Dalle immagini trasmesse nei due maxi-schermo, al minutaggio (quasi televisivo) degli interventi. Per non parlare poi della musica, ingrediente fondamentale di tutta la kermesse. Con una play list degna delle grandi occasioni: oltre agli inni ufficiali, c'è anche la celebre «Azzurro» di Adriano
Celentano e «Nel blu dipinto di blu» di Domenico Modugno, sotto forma di jingle. Sono circa le 17: suona l'Inno nazionale, subito dopo l'Inno alla gioia cantato da un coro di 100 persone sul megapalco nel padiglione numero otto della Nuova Fiera di Roma.In sala tutti in piedi a cantare. «La soglia del 40% non è un miracolo. Anzi, i nostri sondaggi ci danno al di sopra largamente e lo vedremo nella prova elettorale di giugno delle europee». Il coordinatore nazionale di Forza Italia, Denis Verdini, lancia con entusiasmo la grande kermesse che, domani pomeriggio, consacrerà la nascita del nuovo partito del Popolo della libertà. Molti sono ancora in fila all'entrata: secondo gli organizzatori i numeri sono superiori a qualsiasi aspettativa. Nella sala gremita e con numerose persone in piedi, il clima che si respira è quasi quello di un grande concerto. Di quelli imperdibili per cui si compra il biglietto mesi premi, per non perdere l'occasione, e poter dire «io c'ero». I
n sala c'è chi parla di «pagina di storia», chi «di una vera e propria svolta per il Paese». Un clima da stadio che raggiunge l'apice nel momento in cui in sala entra Silvio Berlusconi. Sul palco c'è Annagrazia Calabria, la più giovane deputata del Pdl scelta per fare da madrina al congresso. Manca poco all'ora x, le 18, momento in cui secondo la scaletta, Berlusconi terrà il suo discorso di apertura dei lavori. Nella sala si sentono le note di «Meno male che Silvio c'è», brano diventato negli anni la colonna sonora ufficiale degli incontri pubblici del Cavaliere. Al suo ingresso tutti i delegati si alzano in piedi in un tripudio di applausi tra cori di «Silvio Silvio».
giorno». Ed invece, il Senatur non solo è stato uno dei primi ad arrivare, ma ha seguito con grande attenzione tutto il discorso di Berlusconi. E non è un caso che, durante il suo intervento, il Cavaliere abbia sottolineato la graditissima presenza di Bossi, «unico vero alleato».La madrina ufficiale – la fatina la definisce qualcuno in sala - sale e scende dal palco, prima di dare alla parola al premier ci sono gli interventi di rito. C'è il saluto ufficiale del sindaco Gianni Alemanno; c'è il discorso del presidente Ppe Wilfried Martens, unico ospite internazionale. Ci sono quattro ragazzi con i loro racconti e le loro testimonianze sul campo. Passa quasi un'ora. E alla fine, tocca a lui. «Sono emozionantissima», dice la fatina Calabria. Lo è così tanto da sbagliare la presentazione: «La parola ora al presidente del ConSilvio». Per la seconda volta standing ovation. Bandiere sventolanti, macchine fotografiche ovunque, telecamere alla ricerca dell'immagine perfetta. Anche lui è visivamente emozionato. E lo ammette subito. Nel suo look classico, abito blu e cravatta in tinta a pois bianchi, il Cavaliere tiene il suo discorso, il primo della tre giorni. Il secondo sarà quello di chiusura, «che avverrà sempre se mi eleggerete», ironizza. Il capo del Governo parla per un'ora e mezza. Ripercorre le varie tappe storiche di Forza Italia, ma non solo. Saluta e ringrazia pubblicamente tutti coloro che come ripete più volte hanno contribuito a costruire questo partito. Lancia qualche stoccata all'opposizione. «Oggi si avvera un grande sogno: la nascita del Popolo della libertà», sono le prima parole, sottolineando l'impronta liberale del nuovo partito, che si candida a raggiungere la maggioranza dei consensi nel paese. A patto che l'azione del governo abbia successo.
«La nostra - sottolinea il Cavaliere - è una rivoluzione liberale, borghese e popolare, moderata e interclassista, che colma un vuoto nella storia italiana». Secondo il premier non ci sono alternative al suo esecutivo: «Siamo l'unico governo possibile oggi in Italia». Ci sono anche i sondaggi, quelli veri li definisce il Cavaliere, che danno il Pdl al 43,2%, «ma noi puntiamo al 51%, e possiamo riuscirci». È qui che arrivano i saluti ufficiali, usando parole di stima e di elogio. In particolare, presenta Gianfranco Fini come «un grande leader» e un compagno di strada verso la realizzazione di una pagina di storia. I due si guardano negli occhi e l'immagine che viene trasmessa dai video è quella di un presidente della Camera emozionato: «Grazie, grazie», continua a ripetere l'Inquilino di Montecitorio. Contento Fini, anche quando Berlusconi ricorda il lavoro di Pinuccio Tatarella, il primo ad aver pensato e lavorato per un grande partito dei moderati. Nel suo discorso, il presidente del Consiglio rivendica e difende le scelte fin qui compiute dal governo. In particolare pone l'accento sulla tempestività degli interventi per fronteggiare la crisi economica. «Siamo stati i primi a prendere provvedimenti. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto e che dipende dalla coesione del governo».
Le accuse alla sinistra «che non ha mai rinnegato il comunismo». L'unico leader che gli aveva acceso qualche speranza era stato Walter Veltroni: «Mi ero illuso, poi si è rivelato un bluff». Tutto sommato, la sinistra resta sempre quella legata al comunismo, e i suoi leader non sono tanto diversi «da quelli dell'epoca di Palmiro Togliatti». Altra accusa lanciata da Berlusconi alla sinistra, quella di antipatriottismo: «Tutti ci ricordiamo delle bandiere degli Stati Uniti e di Israele bruciate nelle piazze o l'oltraggio ai manichini dei nostri martiri di Nassiriya. Noi invece siamo fieri dei nostri soldati». Sono quasi le otto. Il padrone di casa chiude il suo intervento e lo fa chiamando a uno a uno i fondatori sul palco e salutando il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, anche lui atteso solo per l'ultimo giorno. Comincia con il coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini, il ministro della Difesa ed ex reggente di An, Ignazio La Russa per passare al segretario della Dc per le autonomie, Gianfranco Rotondi, ad Alessandra Mussolini leader di Azione sociale, a Stefano Caldoro del Nuovo Psi.
E ancora: Sandro Biasotti (Movimento per la Liguria ), Sergio De Gregorio (Italiani nel mondo), Luciano Buonocore (Destra libertaria), Mario Baccini (Cristiano popolari). Infine: Michela Vittoria Brambilla, presidente dell'associazione dei circoli della libertà e Marcello Dell'Utri presidente dei circoli del Buon governo. «Fate un cerchio attorno a me - esorta il premier - per dire insieme grazie a tutti, anche a chi ci ascolta via radio o internet e mandare un saluto dal Popolo della libertà che oggi qui scrive una pagina importante di storia. Auguri perché realizziate i sogni che avete nella mente e nel cuore. Vi voglio bene, vi vogliamo bene». Prima di lasciare la fiera, Berlusconi si ferma qualche minuto nel back-stage del palco: lì c'è una saletta allestita per lui. C'è un via vai di persone che cercano di salutarlo, di fargli i complimenti per il suo intervento. Ma in pochi riescono ad incontrarlo, tra loro La Russa e il ministro Tremonti. Il premier guarda alcuni servizi dei tg nazionali, vuole rivedere il suo intervento. I commenti, raccontano, sono positivi.
venerdì 27 marzo 2009
DA FORZA ITALIA AL PDL:I 15 ANNI DI PROTAGONISMO DEL CAVALIERE
assieme a Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Gianfranco Ciaurro, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare Previti e Giuliano Urbani: Forza Italia! Associazione per il buon governo.23 novembre 1993: Silvio Berlusconi, a Casalecchio di Reno (Bo), durante l’inaugurazione di un ipermercato, dichiara ai giornalisti che “Se il centro moderato non dovesse organizzarsi, non potrei non intervenire direttamente, mettendo in campo la fiducia che sento di avere da larga parte della nostra gente”. E poi sulle elezioni comunali di Roma dice che, se potesse votare, voterebbe per Gianfranco Fini, segretario del Movimento Sociale Italiano. Tre giorni dopo nasce l’Associazione nazionale dei club di Forza Italia.
9 dicembre 1993: Berlusconi inaugura il primo club Forza Italia e presenta l’inno degli “Azzurri”. E il 15 dicembre viene aperta la sede centrale di Forza Italia in via dell’Umiltà a Roma, nel palazzo che fu la sede del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo.
18 gennaio 1994: Silvio Berlusconi, Antonio Tajani, Luigi Caligaris, Antonio Martino e Mario Valducci danno vita ufficialmente al Movimento Politico Forza Italia.
26 gennaio 1994: con un messaggio televisivo Silvio Berlusconi annuncia la sua “discesa in campo”. Definisce Forza Italia un movimento politico piuttosto che un partito vero e proprio e con esso si candida alla guida del Paese.
6 febbraio 1994: al Palafiera di Roma, si tiene la prima convention di Forza Italia e Berlusconi pronuncia il primo discorso da leader politico.
27-28 marzo 1994: i risultati delle elezioni politiche sanciscono la vittoria di Silvio Berlusconi. Forza Italia si afferma come il primo partito italiano con il 21% dei voti e va alla guida del Governo insieme ad altri partiti dell’area di centrodestra: al Nord l’alleanza è denominata Polo delle Libertà (Forza Italia, CCD, Lega Nord); mentre al Sud, Polo del Buon Governo (Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD). Escono sconfitte la coalizione di sinistra dei Progressisti e la coalizione centrista del Patto per l’Italia (Partito Popolare Italiano e Patto Segni).
22 dicembre 1994: il primo governo Berlusconi va in crisi. Sempre in diretta televisiva Silvio Berlusconi dichiara che il patto sancito con la Lega all’inizio dell’anno era stato tradito e chiede di tornare immediatamente alle urne. Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, però non ritiene di sciogliere le camere. Nasce un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini, appoggiato dalla Lega Nord, e dai parlamentari popolari e della sinistra.
27 gennaio 1995: il Movimento Sociale Italiano celebra il congresso di Fiuggi. La prima svolta di Fini, che abbandona l’etichetta di post-fascismo e si trasforma in Alleanza Nazionale. Attraverso questa svolta, pensata da Pinuccio Tatarella insieme a Fini, la destra diventa conservatrice e democratica.
21 aprile 1996: Consumata la rottura con la Lega, nel 1996, lo schieramento del Polo per le Libertà composto da Forza Italia, Alleanza Nazionale, CCD e CDU, perde le elezioni. Si costituisce il governo dell’Ulivo, la coalizione avversaria, presieduto da Romano Prodi. Inizia la lunga traversata del deserto.
13 giugno 1999 e 16 aprile 2000: Forza Italia e il Polo vincono le elezioni Europee e le elezioni regionali. I consensi per Berlusconi cominciano a crescere. E si ricompone la frattura con la Lega Nord di Umberto Bossi.
13 maggio 2001: La Casa delle Libertà (Forza Italia, Allenaza Nazionale, CCD-CDU, Lega Nord e altre forze minori) trionfa alle elezioni politiche. Nasce il secondo governo Berluscconi, che conquisterà il primato del governo più longevo nella storia della Repubblica. Dura in carica 1.422 giorni.
9-10 aprile 2006: la coalizione di centrodestra, guidata da Berlusconi, perde le elezioni politiche contro l’Unione di Romano Prodi. Alla Camera dei deputati il centrosinistra ottiene con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale varata nel 2005. Al Senato, la situazione si ribaltata: la CdL ottiene nel complesso circa 147.000 voti in più (il 49,57% contro il 49,16%), ma per il sistema degli sbarramenti e con l’apporto del voto della circoscrizione Estero, l’Unione riusce comunque a conquistare due seggi in più.
18 novembre 2007: Silvio Berlusconi, a margine di un’iniziativa di Forza Italia contro il governo Prodi e dal predellino della sua macchina, in piazza San Babila a Milano, dichiara il prossimo scioglimento del partito che confluirà in una formazione maggiore, il partito del Popolo della Libertà. Irritazione e disaggio da parte di An e Udc. La Lega si tira subito fuori.
22 gennaio 2008: Mastella si dimette da ministro. Berlusconi chiede elezioni anticipate e dice che il Pdl sarà alleato con chi non vorrà confluire, Fini precisa che, con questa legge elettorale, An sarà nel centrodestra.
8 febbraio 2008: improvvisa accelerata. Berlusconi e Fini decidono che Fi e An unite si presenteranno nella lista del Pdl e invitano l’Udc a confluire. L’Udc chiede invano di potersi alleare senza entrare nel Pdl, come la Lega, ma gli viene negato.
16 febbraio 2008: La direzione di An ratifica l’accordo già concluso da Fini con Berlusconi.8 marzo 2008: Prima manifestazione del Pdl, che apre la campagna elettorale al Palalido di Milano.
13-14 aprile 2008: Il Pdl e la Lega vincono le elezioni politiche col 46,8%. Il Popolo della Libertà è il primo partito con il 37,3% dei consensi. Silvio Berlusconi, il giorno dopo, conferma che entro il 2008 vuol completare la nascita del Pdl.
11 maggio 2008: Gianfranco Fini nuovo presidente della Camera dei Deputati lascia la guida del partito. La Russa è il reggente con il mandato di concludere il percorso di adesione al Pdl.
5 settembre 2008: Gli stati maggiori di Fi e An stabiliscono la road map per la creazione del partito unico. An esclude un allargamento all’Udc, come auspicato da Fi, prima che il Pdl sia nato e si sia consolidato.
21 novembre 2008: Consiglio nazionale di Forza Italia approva per acclamazione la confluenza nel Pdl. Berlusconi rilegge il discorso della “discesa in campo” del 1994.
25 novembre 2008: Gianfranco Fini avverte che senza democrazia interna nel Pdl c’è il rischio di ‘cesarismo’.
16 gennaio 2009: Un vertice Berlusconi-Fini scioglie le tensioni fra i partiti, e conferma la road map fino al congresso.
21-22 marzo 2009: si celebra alla Nuova Fiera di Roma l’ultimo Congresso di An: il partito si scioglie e vota l’ingresso nel Pdl. Gianfranco Fini riconosce la leadership di Silvio Berlusconi ma si schiera contro il “pensiero unico” nel nuovo partito.
giovedì 26 marzo 2009

COPIATE L'INDIRIZZO RIPORTATO DI SEGUITO PER VEDERE LE DICHIARAZIONI DI VOTO DELLA LEGA NORD:
http://www.leganord.org/homepage/doc/federalismo/Dichiarazione%20voto%20Cota%20federalismo.pdf
mercoledì 25 marzo 2009
SI DELLA CAMERA AL FEDERALISMO:ESULTA LA LEGA NORD
he sottolinea anche come i dubbi di partiti come l'Italia dei Valori e il Pd siano ormai fugati. In effetti, nel voto finale che ha visto l'ok al testo con 319 sì, 35 no e 195 astenuti, il partito di Antonio Di Pietro ha votato a favore con la maggioranza, mentre quello di Dario Franceschini si è astenuto. Ora il testo andrà a Palazzo Madama, per essere approvato entro la metà di aprile. Nel frattempo la maggioranza ha già annunciato di voler mettere mano alla riforma della Costituzionale, per affincare alla parte fiscale anche quella istituzionale.Grande soddisfazione nelle fila della Lega Nord. Il titolare del Viminale Roberto Maroni parla di "uno dei giorni più belli della mia vita", mentre il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli fa già progetti per il futuro e spiega che metterà presto in cantiere la riforma costituzionale. Ma non solo. Anche un provvedimento ad hoc per l'introduzione dell'aliquota fissa sugli affitti, norma che aveva provato a inserire nel ddl sul federalismo ma che poi era stata ritirata.
Da Palazzo Madama, il presidente dei senatori leghisti, Federico Bricolo commenta: "Accogliamo con grande soddisfazione il sì della Camera al federalismo fiscale. E' un giorno importante perché la larga condivisione delle forze politiche al testo costituisce un altro fondamentale tassello alla realizzazione delle riforme. Sarà nostro preciso impegno al Senato fare in modo che la legge sia calendarizzata entro tempi brevissimi per portare sul territorio i benefici, i risparmi e l'efficienza della pubblica amministrazione che i cittadini stanno attendendo da tempo".
lunedì 16 marzo 2009
FEDERALISMO FISCALE:IL VENTO DEL NORD,LA SPERANZE DEL SUD
nord finalmente torna alla politica dopo avervi rinunciato per decenni, e pone le basi per un riequilibrio della pressione fiscale a livello locale. Oggi noi abbiamo una grande fortuna: quella di far delegare alla periferia una parte del potere del centro, ponendo così fine agli sprechi e allo statalismo centenario”. E’ quanto ha detto oggi il deputato della Lega Nord Massimo Polledri, intervenendo in aula alla Camera nel dibattito sul federalismo fiscale. “Con l’approvazione del federalismo fiscale – ha aggiunto il parlamentare del Carroccio - si chiude una lunga stagione di sperperi nella pubblica amministrazione, che ha permesso di arrivare a paradossi come un delegato per l’abbronzatura ingaggiato dal comune di Roma, con venticinquemila euro di stipendio, o le ambasciate di Bassolino in giro per il mondo, e finisce anche il voto di scambio sul quale, soprattutto al sud, amministratori senza scrupoli hanno costruito le loro fortune. Con l’approvazione del federalismo fiscale il vento del nord si riunisce alle speranze del sud, ci vorrà ancora tempo ma noi oggi ci consideriamo dei privilegiati nell’essere presenti in Parlamento in questa fase davvero storica”.
lunedì 23 febbraio 2009
FRANCESCHINI:IL VICE DISASTRO
avversari (Alemanno docet) ritenevano persino capace di inventarsi una paradossale lista «fascisti per Walter». Ma è bastata la prima notte di potere a trasformare il cauto Dario Franceschini in un prestigiatore ansioso di estrarre dal cilindro quel coniglio che la base Pd, piegata da mesi di sconfitte, da già per bollito.Suona quasi come una caricatura della sinistra ortodossa che fu la prima uscita del neoleader democratico, culminata ieri a Ferrara con una sparata contro Berlusconi, accusato di scarsa democrazia. Lezione che arriva da un capo partito appena insediatosi con il 91% dei consensi all’assemblea di Roma, un primato forse conteso dalla Repubblica Centro Africana del dittatore Bokassa.
Non si conosce ancora che Italia abbia in mente Franceschini, ma di certo sappiamo quale attribuisce al presidente del Consiglio indicato dagli elettori: «Ha in mente un paese in cui il potere viene sempre più tacitamente concentrato nelle mani di una sola persona. Questo è contro la Costituzione a cui ha giurato fedeltà». Una cosa leggera, da niente, soltanto accuse da ergastolo, un aperitivo per fare vedere ai compagni di che pasta è fatto. Applausi, sguardi convinti d’assenso tra il pubblico, anzi ci sarebbe voluta la travolgente marcetta dalla banda che suggellava le parole finali di Peppone.
Negli immaginari manifesti che annunciavano il comizio volante nella sua Ferrara, mancava solo il tradizionale «vermuth d’onore» che una volta chiudeva l’esibizione oratoria di attempati leader dell’Anpi. Franceschini nell’ansia di stupire i suoi smarriti militanti è riuscito ad arruolare un baby partigiano di 51 anni: se stesso. Ed ecco il «re Franceschiniello» (copyright del «Riformista») trasformarsi nel comandante Dario per surriscaldare gli animi e rianimare volti che non s’illuminano dalla contestata vittoria di Prodi del 2006. Il nuovo che avanza per l’eterno giovane Franceschini, nato 13 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, è vestire i panni di un comandante di brigata, un copione da usato sicuro in Emilia Romagna. E così ispirato, ha scelto di presentarsi a fianco del padre Giorgio (87 anni), che almeno in guerra e in montagna ci è andato sul serio. Ma questo Dario, volto ufficiale di un partito spacciato come un clone dei democrat americani, che ritorna agli anni ’40 per rafforzare la sua fragile sedia di vimini, pare ancora più disperato dal predecessore Veltroni, finito a gironzolare per Roma nel giorno
dell’assise Pd.Forse il senso del limite impedito al comandante Dario di presentarsi davanti al cippo degli Estensi (teatro di un massacro nazifascista del 1943) con un fazzolettone al collo. Ma la cravatta vermiglia e il teatrale giuramento sulla logora copia paterna della Costituzione sono stati i momenti clou della rappresentazione. Ha tentato di distinguersi per l’ardimentosa giacchetta in un pomeriggio non tiepido, a giudicare dai cappottoni sfoggiati dal papà e da Pierluigi Castagnetti. Un leader «fresco» almeno nell’aspetto per smentire i soliti detrattori che l’hanno sempre dipinto come un anziano precoce, nonostante l’aspetto vacillante tra Harry Potter e il timido presidente del Chievo Campedelli. Ma strattonato dai prodiani di Parisi e già messo sotto tutela dal dalemiano Bersani, il leggenDario erige il suo primordiale pantheon senza acquistare cemento e mattoni: tanto per arrivare fino a ottobre bastano un po’ di das e di cartapesta. E dentro ci mette i suoi due modernissimi cavalli di battaglia: la Resistenza (finita il 25 aprile 1945) e l’Antiberlusconismo (iniziato il 26 gennaio 1994 con la discesa in campo del Cavaliere). «È il momento in cui tutti gli italiani comincino una lunga battaglia per difendere la democrazia italiana» ha chiamato a raccolta. Non più della brutta copia di un Di Pietro che ringhia da mattina a sera contro il Cavaliere, senza almeno andarsi a impelagare nelle tragedie dell’Italia occupata e liberata. A meno che la vera Resistenza del comandante Dario non sia esclusivamente la sua. Quella contro i soliti noti del Pd che gli hanno già applicato sulla schiena il bollino con la scadenza.
mercoledì 18 febbraio 2009
L'ADDIO DI VELTRONI AL PD
l centrosinistra. Liberiamoci dalla logica che ci ha portati in sei anni a cambiare sei o sette leadership, mentre Berlusconi, se vincesse o perdesse, è rimasto al suo posto. Questa logica ci ha fatto male perché ha trasmesso un’idea di precarietà". Agli avversari interni la richiesta finale: "Non fate agli altri quello che è stato fatto a me".Contro Berlusconi
Messaggio al Pd
cambiare le regole del gioco. Essere anche duri, ma essere riformisti. Che sono sempre stati l'obiettivo dei conservatori". Quindi sul futuro si lascia sfuggire un: "Annaffiate e amate questa pianta. Non bisogna tornare indietro o il sogno svanisce". Confermando il proprio impegno: "Da una posizione molto discreta cercherò di dare una mano al progetto del Pd, che è stato la speranza e il sogno politico della mia vita perseguito con tetragona coerenza".giovedì 5 febbraio 2009
venerdì 16 gennaio 2009
giovedì 15 gennaio 2009
mercoledì 17 dicembre 2008
PADANIA CRISTIANA MAI MUSULMANA!!
daismo teologico).Quell’ingrato di don Floriano, invece, in radio s’è messo ad esortare gli ascoltatori «a rifiutare i sacramenti e il catechismo della Chiesa romana» e «a disertare le stesse strane messe in latino da poco concesse», invitandoli a visitare il sito della Fraternità «onde trovare la cappella o la chiesa più vicina in cui viene praticata la fede cattolica di sempre». Ovviamente ai pii radioascoltatori non è stato detto che il fondatore della Fraternità San Pio X, Marcél Lefébvre, è incorso in scomunica nel 1988, né che secondo il diritto canonico di quella «Chiesa conciliare il cui sistema è marcio» -sono parole di Abrahamowicz- tale organizzazione tradizionalista vive in situazione di “scisma” e, i suoi aderenti, di “separazione”.In passato, preoccupato invece della sua, di anima, tra una benedizione al “Parlamento del Nord” ed una messa officiata al cospetto di Umberto Bossi («non sono un fervente fedele, ma questi canti ti liberano e ti trasportano in una dimensione più spirituale») don Floriano non s’è lasciato sfuggire occasione per oltraggiare i partigiani («poveri ignoranti che combattevano per la perversa setta del comunismo»), per onorare, al contrario, i caduti di Salò («vittime innocenti perché i loro assassini non facevano parte di un esercito legittimo»), e per mostrare particolare indulgenza nei confronti di personaggi come Erich Priebke, che lui rifiuta di definire “boia”, poiché «la rappresaglia è un triste aspetto della guerra, e Priebke l’ha compiuta col cuore pesante».«Ma come può Tettamanzi non rendersi conto che quello dell’Islam è un messaggio di violenza che non può convivere con l’amore del nostro Vangelo? », si lamentava un ascoltatore di “Radio Padania” con Floriano Abrahamowicz. Peccato che questi si sia limitato ad un generico richiamo a Sant’Ambrogio, «che aveva una sua polizia personale con la quale metteva ordine nella città», e non abbia mostrato il proprio amorevole modo di intendere il Vangelo, magari rispondendo così come rispose a Rimini, lo scorso ottobre, durante un convegno sull’“usurocrazia del signoraggio” (edizione riveduta ed aggiornata delle teorie sul complotto demo-pluto-massonico e, all’occorrenza, giudaico): «Con il sorriso sereno dobbiamo brandire la spada come quei cavalieri che, con Gesù Cristo nel cuore, combattevano il nemico senza odio, seppur con violenza».
venerdì 5 dicembre 2008
giovedì 2 ottobre 2008
GADGETS LEGA NORD
Felpa MASCALZONE PADANO € 20.00 anzichè € 30.00
Felpa DONNA ROSA con Scritta Nazione desiderata € 20.00 anzichè € 30.00
Felpa UOMO blu con Scritta Nazione desiderata € 20.00 anzichè € 30.00
venerdì 19 settembre 2008
ORA IL PDL VUOLE RAGGIUNGERE IL 50%...LA FORZA DELLA LEGA GLIELO IMPEDISCE
. E' possibile? Affaritaliani.it lo ha chiesto a Maurizio Pessato, amministratore delegato della società Swg. Il potenziale massimo - secondo l'esperto della società triestina - è il 45%, a causa della forza della Lega Nord, stabilmente ormai al 10%. "Possiamo fare una valutazione rispetto al potenziale che altre forze politiche storicamente hanno ottenuto nelle elezioni italiane. Credo che sia possibile andare oltre il 40%, ma ritengo che in tutti i paesi europei, il nostro compreso, non ci siano ormai partiti capaci di arrivare al 50%. Parlo in termini generali... il Cavaliere non si arrabbi", afferma Pessato. Che poi spiega: "La Lega Nord non ha alcuna intenzione di demordere ed è ben sistemata, ha gra
nde successo ed è perciò difficile ipotizzare un crollo del Carroccio da un anno all'altro. La forza del movimento di Bossi costituisce un freno all'espansione verso il 50% del Popolo della Libertà, che però, ripeto, può arrivare al target del 45%, livello visto anche da altri partiti. Però la sfida non è facile".In sostanza "l'ottimo andamento elettorale della Lega impedisce al Pdl di raggiungere l'obiettivo del 50%. In questo momento il Carroccio vale il 10% circa, anche se ci sono istituti che lo danno ancora più in alto. Comunque Bossi ha due limiti: uno è proprio il Pdl che sta lavorando e si sta strutturando e l'altro è la territorialità. Il 10% a livello nazionale vuol dire che nelle Regi
oni del Nord la Lega supera in moltissime zone il 20%. Questa è la situazione di massimo favore per i due partiti del Centrodestra e di maggioranza. Però bisogna tener conto della vischiosità del quadro politico, lo schieramento dell'opposizione non attraversa certo un momento brillante ma ciò non vuol dire che non possa prendere voti alle elezioni. Sono tutti elementi da tenere in considerazione in base all'esperienza di analisi di 30-40 anni di votazioni dei paesi europei, compreso il nostro".
giovedì 4 settembre 2008
IL DIRITTO DI VOTO AGLI IMMIGRATI?MA STIAMO SCERZANDO?!
Estensione del diritto di elettorato attivo e passivo agli stranieri nelle elezioni amministrative
Le esperienze di alcuni comuni
Più volte sono saliti alla ribalta delle cronache comuni che hanno modificato il proprio statuto per
riconoscere agli stranieri extracomunitari residenti il diritto di elettorato attivo (vale a dire la
possibilità di esercitare il diritto di voto) e passivo (ossia la possibilità di essere candidati ed eletti).
Così hanno fatto Firenze, Genova, Roma, Lecce, Fermo, Aversa ed altre città, tutte, come vedremo
con esiti tuttavia e per fortuna negativi.
A Napoli, e precisamente presso la circoscrizione di Barra, nel 2003 è stato eletto per la prima volta
un consigliere comunale aggiunto extracomunitario.
Poi è stata la volta di Firenze, che nel novembre 2003 ha modificato il proprio statuto per sancire
l’elettorato attivo e passivo nei consigli di quartiere a favore degli extracomunitari che risiedevano
da solo un anno in città (stimati in circa 25mila).
Nel 2004, ed è stato il caso più eclatante perché è intervenuto lo stesso Consiglio di Stato, Genova
ha modificato il proprio statuto comunale per riconoscere il diritto di voto agli immigrati con cinque
anni di residenza in Italia, di cui due a Genova.
Nel 2005, poi, il comune di Torino ha approvato una delibera che concede agli stranieri regolari
residenti in città da almeno sei anni (poco meno di 17 mila) di votare per i consigli circoscrizionali.
Ed ancora a Roma, in consiglio comunale siedono quattro rappresentanti delle comunità di
immigrati extracomunitari, senza diritto di voto ma con facoltà di partecipare ai lavori del
Consiglio.
Anche a Lecce, nel 2005, sedeva in comune un consigliere extracomunitario, senza diritto di voto,
ma tuttavia con il diritto di percepire la relativa indennità economica.1
Ma davvero c’è stato e c’è tuttora tutto questo interesse da parte degli extracomunitari residenti in
Italia a voler partecipare alla nostra vita politica? La realtà sembra smentire i sostenitori di tale tesi:
in tutta la provincia di Firenze nel 2003 in media è andato a votare solo il 15% degli stranieri.2 Ciò
dimostra che è più il costo sociale dell’iniziativa (si pensi solo all’invio dei certificati elettorali) che
non la reale volontà degli stranieri residenti a voler integrarsi nella realtà locale.
Nella pratica, poi, gli esperimenti sopra citati non sono andati molto al di là delle dichiarazioni di
intenti: nel 2004 a Firenze arrivò una circolare governativa che precisava che per esercitare il diritto
di voto, anche solo nelle circoscrizioni, era necessario avere la cittadinanza italiana e dunque la
modifica dello statuto comunale non ebbe successivo seguito. Genova ricevette, invece, una diffida
dal Governo (Decreto del Presidente della Repubblica del 17 agosto 2005 pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale) tanto che anche qui l’iniziativa si arenò.
Anche più recentemente3 il Consiglio dei Ministri ha deciso l’annullamento di alcune delibere
comunali in materia di elettorato attivo e passivo degli extracomunitari addirittura per le sole
elezioni circoscrizionali e di quartiere (sono questi i casi di Perugia, La Spezia e Cesena). Ma anche
in altri realtà. come nei comuni di Ragusa, Cadenzano, Bassano Romano e nella Provincia di
Perugina, si sono visti revocare le modifiche statutarie che andavano in tal senso.
Cosa dice la legge…..
1 Il Sole 24 Ore 23.07.2005 pag. 12
2 La Nazione 1.12.2003 pag. 10
3 Il Sole 24 Ore 01.09.2006 pag. 12
A cura della Segreteria Politica Federale della Lega Nord Padania 2
La domanda che sorge spontanea di fronte a queste ed altre iniziative similari è se esiste o meno la
sostenibilità giuridica al fatto che possa modificarsi uno statuto comunale in tale senso, ossia per
poter attribuire il diritto di voto agli extracomunitari, non ancora cittadini italiani ma solo residenti
nei nostri comuni.
Innanzitutto, occorre premettere che il diritto di elettorato attivo e passivo trova fondamento nella
nostra Carta Costituzionale. L’art. 48 della Costituzione stabilisce che “sono elettori tutti i cittadini,
uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età” e che “il diritto di voto non può essere
limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di
indegnità morale indicati dalla legge”. Precisa il successivo articolo 51 che “tutti i cittadini dell’uno
o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di
eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge” e che “la legge può, per l’ammissione ai
pubblici uffici e alle cariche direttive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla
Repubblica”. Il 20 febbraio 2003 il Senato ha definitivamente approvato una modifica all’art. 51
della Costituzione aggiungendo il seguente periodo: ”A tale fine la Repubblica promuove con
appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.
Stabiliti i principi costituzionali sopra riportati, e’dunque la legge che disciplina l’elettorato attivo e
l’elettorato passivo, mediante l’individuazione di alcuni requisiti.
Per quanto riguarda gli enti locali, il Testo Unico disciplina la materia relativa all’elettorato passivo
e alla incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità negli articoli da 55 a 70.
L’art. 55 stabilisce che “sono eleggibili a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale,
provinciale e circoscrizionale gli elettori che hanno compiuto 18 anni” e, ugualmente, possono
votare coloro che hanno compiuto 18 anni. L’art. 55 dispone che “per l’eleggibilità alle elezioni
comunali di cittadini dell’Unione europea residenti nella Repubblica si applicano le disposizioni del
decreto legislativo 12 aprile 1996, n. 197”.
Quest’ultimo ha dato attuazione alla direttiva 94/80/CE riguardante le modalità di esercizio del
diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali per i cittadini della UE che risiedono in uno
stato membro di cui non hanno cittadinanza. Dunque, il primo requisito è quello di essere un
cittadino di uno stato membro dell’Unione Europea e deve essere presentata al sindaco apposita
domanda di iscrizione nella lista elettorale aggiunta istituita presso lo stesso comune.
Ulteriori e specifici adempimenti sono poi previsti per i cittadini UE residenti in Italia che
intendono presentare la propria candidatura a consigliere comunale o a consigliere di circoscrizione.
Per concludere, se in regola con quanto disposto dal D. Lgs 197/1996, i cittadini di uno stato
membro della UE residenti in Italia possono esercitare il diritto di voto per l’elezione del sindaco,
del consiglio comunale e della circoscrizione; possono inoltre essere eletti consiglieri ed
eventualmente nominati componenti della giunta, ma non possono ricoprire la carica di vicesindaco
né candidarsi alla carica di sindaco.
Per quanto riguarda invece la partecipazione alla vita pubblica dello straniero extracomunitario
residente in Italia occorre invece rifarsi all’articolo 9 del decreto legislativo 286/1998 (Testo Unico
sull’immigrazione). La norma prevede che lo straniero regolarmente soggiornante in Italia e munito
di carta di soggiorno, che viene rilasciata allo straniero soggiornante regolarmente in Italia da
almeno sei anni, può partecipare alla vita pubblica locale esercitando anche l’elettorato attivo o
passivo allorché ciò sia previsto dall’ordinamento e in armonia con le previsioni del capitolo C della
Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, firmata a
Strasburgo il 5 febbraio 1992.
Ma il diritto al voto per gli extracomunitari non può neppure essere invocato ricorrendo alla
legislazione sopranazionale, ed in particolare alla normativa in materia contenuta nella Convenzione
di Strasburgo del 1992. Difatti l’Italia ha recepito i capitoli A (libertà di espressione, riunione e
associazione) e B (organi consultivi volti a rappresentare i residenti stranieri a livello locale) ma
non il C che conferisce il diritto di voto alle elezioni locali dopo cinque anni di permanenza regolare
nello Stato. Comunque, anche se tale ultimo capitolo fosse stato ratificato, sarebbe stata necessaria
una specifica legge di recepimento, esattamente come avvenuto con l’attuazione della direttiva
A cura della Segreteria Politica Federale della Lega Nord Padania 3
europea 94/80/Ce di riconoscimento del diritto di voto alle elezioni comunali ai cittadini
dell’Unione Europea residenti in uno stato membro, sopra richiamata.
Anche la circolare n. 4 del 22 gennaio 2004 della Direzione Centrale dei Servizi Elettorali del
Ministero dell’Interno ha ribadito ancora una volta che, anche per le elezioni amministrative, la
normativa statale vigente non riconosce il diritto di voto agli stranieri extracomunitari.
Questa la legge che sul punto risulta chiara ed inequivocabile: ad oggi hanno diritto di voto solo gli
immigrati che abbiano conseguito, avendone i requisiti, la cittadinanza italiana.
….. cosa dice la giurisprudenza.
Per quanto riguarda la giurisprudenza invece si sono susseguiti nel tempo pareri discordanti
relativamente innanzitutto al riconoscimento del diritto di voto per le circoscrizioni: per Forlì il
parere era stato positivo, per Genova negativo.
Finchè il Consiglio di Stato, con il parere n. 8007 del 28 luglio 2004, ha espresso una
interpretazione che introduce, sull’argomento, una nuova eccezione.
Secondo questo parere del Consiglio di Stato dunque, i cittadini extracomunitari possono votare ed
essere eletti nelle elezioni per le circoscrizioni comunali in base all’articolo 17, comma 4 del Testo
Unico Enti Locali. L’articolo stabilisce che ”gli organi delle circoscrizioni rappresentano le
esigenze della popolazione … e sono eletti nelle forme stabilite dallo statuto e dal regolamento” e,
sempre secondo il Consiglio di Stato, il termine “popolazione” implica che di essa fanno parte tutti i
cittadini residenti, non solo i cittadini.
Successivamente però il Consiglio di Stato è nuovamente intervenuto sulla materia, e questa volta
ha decisamente negato il diritto di voto ai cittadini extracomunitari.
Ci è sembrata, pertanto, cosa utile, soprattutto per i nostri consiglieri comunali che devono trattare
argomenti di tale sorta, segnalare l’esistenza ed il contenuto di quest’ultimo parere del Consiglio di
Stato che sta alla base del provvedimento di annullamento della delibera del comune di Genova,
citato all’inizio di questo scritto.
Tale parere è stato recentemente reso dai giudici di Palazzo Spada a fronte di un espresso quesito
del Ministero dell’Interno sull’ammissibilità degli stranieri non comunitari all’elettorato attivo e
passivo nelle elezioni degli organi delle circoscrizioni comunali. E tale parere è stato del tutto
negativo, tanto che la delibera del consiglio comunale di Genova è stata prontamente annullata.
Particolarmente interessanti sono le ragioni e i passaggi di natura giuridica che stanno alla base del
parere in oggetto, che comunque è possibile consultare in forma integrale sul sito della Lega Nord
alla sezione Padania Office.4
Riassumendo la tesi del Consiglio di Stato, quest’ultimo dichiara: “le Sezioni Riunite I e II non
ritengono che, allo stato, possa affermarsi il cennato diritto di elettorato di cui manca e un esplicito
riconoscimento e, come ha ritenuto la stessa Sezione II nel parere del 28 luglio 2004, ogni
necessaria conformazione che ne consenta la identificazione e l’esercizio.
La Costituzione, dalla quale si deve muovere, pone precetti sicuramente rilevanti in materia. Gli art.
48 e 51 espressamente coniugano, con la cittadinanza, il diritto di elettorato e di accesso agli uffici
ed alle cariche pubbliche con norme letteralmente positive di riserva di legge…. L’art. 117, infine,
pur nel quadro dell’ampia autonomia riconosciuta dal nuovo testo del Titolo V, riserva alla
legislazione esclusiva dello Stato le materie, tra l’altro, della “condizione giuridica dei cittadini di
Stati non appartenenti all’Unione Europea”, della “immigrazione “, della “legislazione elettorale,
organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane”….. così la
condizione giuridica degli stranieri come, in particolare, una loro eventuale ammissione al voto,
anche a livello comunale, costituiscono materia riservata alla legislazione esclusiva dello Stato che
può delegare, epperò solo alle Regioni, eventuale regolamentazione subordinata…”
4 http://www.padaniaoffice.org/pdf/giustizia_immigraz/enti_locali/voto_immigrati1.pdf
A cura della Segreteria Politica Federale della Lega Nord Padania 4
Con riguardo, in particolare, al già invocato articolo 17, comma 4 del Testo Unico, tale ultimo
parere afferma che “l’art. 17 recita, nel comma 4, che “gli organi delle circoscrizioni rappresentano
le esigenze della popolazione delle circoscrizioni nell’ambito dell’unità del comune e sono eletti
nelle forme stabilite dallo statuto e dal regolamento”. Può condividersi, pur con le riserve suggerite
dall’art. 8, che in tale testo si intenda per popolazione l’insieme degli “abitanti” considerato nei
commi precedenti le cui “esigenze” è ovvio sono “rappresentate” dagli organi delle circoscrizioni.
Non si coglie, per contro, e deve escludersi, l’asserito necessario nesso tra la rappresentanza
organica della popolazione, come sopra intesa, e la forma delle elezioni posto che mentre queste
ultime sono soltanto uno dei possibili mezzi di emersione degli interessi individuali e collettivi (v.
art. 8) la predetta rappresentanza comprende, per legge, anche le esigenze di coloro che per
qualsiasi ragione non sono ammessi al voto. Il riferimento, per altro, alle “forme “ delle elezioni, ai
modi, cioè, del procedimento elettorale, in nessun modo autorizza a ritenere che, al di là di esse, il
comune possa riconoscere un diritto politico che anche nel contesto dell’art. 17 non si considera
assolutamente e che, per quanto riguarda gli stranieri in discorso, è persino escluso dal possibile
“rinvio alla normativa applicabile ai comuni” (v. comma 5).
Dal punto di vista prettamente giuridico, dunque, l’estensione del diritto di voto ai residenti
extracomunitari, privi di cittadinanza, non risulta al momento conforme alla nostra legislazione
nazionale. Per tornare al discorso iniziale, quindi, non basta una semplice modifica allo statuto
comunale per il riconoscimento dell’elettorato passivo e attivo agli extracomunitari, ma, come
detto, è necessaria una legge nazionale. Ed è per questo che tanto insiste l’attuale governo per
modificare l’attuale legge sulla cittadinanza.
Le proposte di modifica dell’attuale legge sulla cittadinanza durante il Governo Prodi
Attualmente la cittadinanza può essere chiesta dopo almeno dieci anni di permanenza regolare nel
nostro Paese.
Il Governo Prodi aveva presentato una proposta di legge (n. 1607)5 di modifica della legge
attualmente in vigore sulla cittadinanza (legge 5 febbraio 1992, n. 91) che, insieme ad altre quindici
proposte presentate da diversi partiti politici, era poi confluita il 7 febbraio 2007 nel testo unico
congiunto assegnato alla commissione Affari Istituzionali della Camera 6 e qui, per fortuna,
arenatosi.
Le proposte presentate dai partiti della maggioranza di sinistra avevano più o meno stesso
contenuto:
dimezzamento dei tempi per richiedere la cittadinanza da parte degli immigrati (dagli attuali
10 ai 5 anni);
sostituzione dell’attuale isu sangiunis (in base al quale è cittadino italiano chi nasce da
genitori italiani), con il principio dello ius soli (secondo cui diventerà cittadino italiano
chiunque nasca in Italia, anche se figlio di genitori entrambi stranieri).
La Lega Nord aveva proposto invece un proprio disegno7 che andava, ovviamente, in direzione
diametralmente opposta: difatti, oltre a conservare il tetto dei dieci anni e gli attuali requisiti di
legge per ottenere la cittadinanza, si proponeva il superamento da parte del candidato di un test di
conoscenza della nostra lingua, cultura, storia istituzione, onde valutare la reale volontà e lo stato
del processo di integrazione da parte dell’immigrato. La cittadinanza, difatti, non deve essere intesa
5 Per visionare il testo della proposta dell’attuale governo si suggerisce il seguente sito:
www.camera.it/_dati/lavori/schedela/trovaschedacamera_wai.asp?PDL=1607
6 Per visionare il testo unificato:
http://www.camera.it/_dati/lavori/bollet/frsmcdin_wai.asp?percboll=/_dati/lavori/bollet/200702/0207/html/01/&pagpro
=32n1&all=on&commis=01
7 Per visionare il testo della proposta della Lega Nord:
http://www.camera.it/_dati/lavori/schedela/trovaschedacamera_wai.asp?PDL=1462
A cura della Segreteria Politica Federale della Lega Nord Padania 5
quale strumento per agevolare l’integrazione, bensì, viceversa, un’ultima tappa di un processo
integrativo già avviato e dunque va concessa solo a chi ha dimostrato di essersi già integrato.
Sempre con l’intento di aggirare gli evidenti e riconosciuti ostacoli attualmente presenti nel nostro
ordinamento alla concessione del diritto di voto agli extracomunitari, durante il Governo Prodi il
Consiglio dei Ministri aveva approvato un progetto di Delega al Governo per l’attuazione
dell’articolo 117, secondo comma, lettera p) della Costituzione, per l’istituzione delle città
metropolitane e per l’ordinamento di Roma Capitale della Repubblica. Disposizioni per l’attuazione
dell’articolo 118, commi primo e secondo della Costituzione e delega al Governo per
l’adeguamento delle disposizioni in materia di enti locali alla legge Costituzionale 18 ottobre 2001,
n. 3. In tale contesto si proponeva di riconoscere all’autonomia statutaria dei comuni la possibilità
di attribuire ai cittadini di Stati, non appartenenti all’Unione Europea, che siano titolari della carta
di soggiorno di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, l’elettorato attivo e
passivo nelle elezioni degli organi delle circoscrizioni comunali.
Tuttavia anche tale formulazione, del tutto generica, non sembra evitare le contestazioni di carattere
giuridico sollevate dal Consiglio di Stato e sopra esposte.
Le esperienze di altri Paesi
Da ultimo è possibile gettare uno sguardo sulle altre realtà europee in cui vige di già il diritto di
elettorato ai soli residenti, anche per farsi una certa idea degli eventuali scenari che potrebbero
aprirsi nel nostro Paese se passasse l’attuale linea del Governo.
La Svezia è stata la prima a garantire il diritto di voto agli stranieri nel 1975 per le elezioni
comunali, regionali e per i referendum. In Danimarca gli immigrati votano per le elezioni comunali
e provinciali. In Portogallo possono votare peruviani, brasiliani, argentini, uruguayani, norvegesi,
israeliani. Nel Regno Unito votano a tutte le elezioni politiche oltre ai cittadini di tutti i Paesi del
Commonwealth, anche irlandesi e pakistani. In Olanda e Irlanda votano per le comunali anche i
residenti.
Proprio il caso olandese, e soprattutto della città di Rotterdam, si rivela alquanto significativo.
Rotterdam è la città olandese che ha la più alta percentuale di immigrati in Europa e dove un quarto
dei cittadini non è di origine autoctona: nel 2015 la maggioranza dei residenti sarà di origine
straniera e l’Islam sarà la prima religione professata. Ebbene nel 2002 Pim Fortuyn, che per primo
aveva denunciato il fallimento del multiculturalismo, vinse le elezioni amministrative ma fu ucciso
solo due mesi più tardi da un animalista. La sua eredità non è stata colta da nessuno ma la
situazione da allora è davvero degenerata: mentre alle elezioni comunali si moltiplicano le liste di
stranieri candidati al consiglio comunale, il 60% dei cittadini ha paura degli immigrati, soprattutto
dopo gli omicidi di Fortuyn e del regista Theo Van Gogh. 8. Eppure, stando ai numeri, i cittadini
rischiano di essere governati proprio da quegli stessi stranieri che tanto temono.
Comunque, il futuro mostrerà il buon fine delle iniziative volte a concedere agli extracomunitari
residenti di esercitare il diritto di voto attivo e passivo, per ora le premesse non sembrano rosee,
soprattutto se si valuta il caso di Rotterdam.
Questa è l’attuale situazione, che richiede dunque un attento e vigile controllo da parte anche degli amministratori locali, i quali sono i soggetti che più vengono coinvolti, perché più vicini al
territorio, dal fenomeno immigratorio.











